Chi è
Brandon Nakashima è un tennista statunitense nato a San Diego, in California, nel 2001. Cresciuto nel ricco vivaio del tennis americano, si è messo in luce fin dalle categorie giovanili per un tennis ordinato e privo di fronzoli, costruito sulla ripetizione dei colpi più che sull’estro. La sua progressione nel circuito maggiore è stata graduale e senza strappi, frutto di un lavoro paziente che lo ha portato a consolidarsi stabilmente tra i giocatori di riferimento della nuova ondata a stelle e strisce. Lontano dai riflettori dei nomi più chiassosi, ha costruito la propria reputazione partita dopo partita, diventando un avversario che nessuno affronta a cuor leggero.
Il suo tennis
Il gioco di Nakashima vive di equilibrio e di posizione. Il dritto è un colpo pulito, battuto con buon anticipo e grande continuità, mentre il rovescio a due mani gli permette di reggere lo scambio da entrambi i lati senza concedere il fianco. Non è un giocatore che cerca la conclusione a tutti i costi: preferisce comandare il punto con la regolarità e il controllo del ritmo, muovendo l’avversario e aspettando la palla giusta per cambiare marcia. Sul cemento trova la superficie che più ne esalta le qualità, perché il rimbalzo regolare e la velocità media premiano la sua precisione. I margini di crescita restano legati alla capacità di incidere di più con il servizio e di accorciare gli scambi quando la partita si fa di nervi.
Il momento
Il 2026 racconta una stagione di buona solidità, con un bilancio recente di nove vittorie e sei sconfitte. A Cincinnati ha firmato il filotto più convincente, superando nell’ordine Kovacevic, Medvedev e Fritz prima di arrendersi a Tiafoe in semifinale, in una delle settimane più complete dell’anno. A Shanghai si è tolto la soddisfazione di battere Berrettini, mentre nelle qualificazioni di Lione ha ritrovato ritmo con un paio di successi prima del ko con Cobolli nei quarti. Il passaggio indoor europeo di fine stagione, sul veloce al coperto, lo vede alla ricerca della continuità che gli era mancata nell’uscita di Tokyo contro Humbert.