Chi è
Matteo Berrettini è uno dei tennisti italiani più rappresentativi della sua generazione, romano di nascita e cresciuto tennisticamente nella capitale. Fisico imponente, spalle larghe e un modo di stare in campo che unisce aggressività e compostezza, ha costruito la propria identità attorno a pochi colpi eseguiti però a un livello altissimo. Negli anni è diventato uno dei volti più riconoscibili del movimento azzurro, capace di arrivare tra i primissimi del mondo e di imporsi all’attenzione internazionale nei tornei che contano di più.
Il suo percorso non è stato quello del predestinato precocissimo: è salito gradualmente, passando per le tappe del circuito minore prima di consolidarsi stabilmente ai piani alti della classifica. Questa crescita progressiva ne ha forgiato il carattere, fatto di pazienza e di una fiducia costruita colpo dopo colpo.
Il suo tennis
L’arma che definisce Berrettini è il servizio: una battuta pesante, precisa e capace di spostarsi in ogni angolo del campo, che gli regala un numero altissimo di punti gratuiti e gli consente di gestire i turni di battuta con relativa tranquillità. Attorno a questo fondamentale ruota tutto il resto del suo gioco.
Il secondo pilastro è il dritto, un colpo esplosivo che usa per comandare lo scambio e chiudere il punto in pochi tempi. Quando serve bene e trova il dritto, pochi avversari riescono a reggere il ritmo. Il rovescio a due mani è più un colpo di gestione e appoggio, utile a tenere lo scambio in attesa di spostarsi e colpire con il fondamentale preferito. Berrettini predilige dunque scambi corti e verticali, in cui dettare legge con la potenza, piuttosto che lunghi palleggi di logoramento.
Sulle diverse superfici
È sui campi veloci che il suo tennis esprime il massimo. L’erba, in particolare, ne esalta le qualità: il rimbalzo basso e rapido premia il servizio e il dritto anticipato, e proprio sul verde ha ottenuto alcuni dei risultati più prestigiosi della carriera. Anche sul cemento, specie negli ambienti indoor, la sua battuta diventa un fattore decisivo.
La terra rossa, al contrario, tende a ridurre l’incidenza dei suoi punti di forza, perché rallenta la palla e allunga gli scambi, chiedendo più spostamento e costruzione. Pur avendo comunque saputo ottenere buoni risultati anche su questa superficie nelle prime stagioni sul tour maggiore, resta il terreno in cui il suo tennis trova più resistenza. Un altro tema ricorrente del suo percorso è stato il rapporto con gli infortuni, che in diversi momenti ne hanno frenato la continuità.
Trofei e momenti chiave
I risultati più celebri di Berrettini sono legati ai grandi palcoscenici, dove ha dimostrato di poter competere con i migliori del mondo. Tra i capitoli che ne hanno definito la carriera figurano:
- La finale di Wimbledon, traguardo storico per il tennis italiano maschile nello Slam londinese.
- Un cammino di altissimo livello sul cemento dello US Open, spintosi fino alle fasi finali del torneo.
- Diversi titoli sul circuito maggiore, con particolare rendimento sulle superfici veloci e sull’erba.
Oltre ai singoli trofei, resta il contributo dato alla causa azzurra nelle competizioni a squadre, dove il suo apporto è stato spesso prezioso. Nel complesso, Matteo Berrettini rappresenta l’idea di un tennis essenziale e muscolare, costruito su fondamentali dominanti, che lo ha reso uno dei protagonisti più amati e riconoscibili del panorama recente.