Chi è
Novak Djokovic è nato a Belgrado nel maggio del 1987 e ha trasformato una carriera iniziata nella Serbia del dopoguerra in una delle più ricche di trofei che il tennis ricordi. Cresciuto sulle montagne di Kopaonik, dove la famiglia gestiva un ristorante, ha mosso i primi passi con la racchetta da bambino sotto la guida di Jelena Gencic, che ne intuì subito il talento. Da allora il suo percorso è stato una scalata costante fino ai vertici del circuito, con un numero di settimane da numero uno del mondo che lo colloca in cima a ogni statistica storica. Il suo nome è legato a una longevità rara, costruita su una disciplina quasi maniacale nella cura del corpo, dell’alimentazione e del recupero.
Il suo tennis
Il gioco di Djokovic è il manifesto della completezza. La sua risposta al servizio è considerata la migliore di sempre, capace di neutralizzare le battute più potenti e trasformare la difesa in attacco in un solo colpo. L’elasticità delle sue aperture e la capacità di arrivare su qualsiasi pallina gli permettono di estendere gli scambi oltre il limite che quasi tutti gli avversari riescono a sopportare. Il rovescio a due mani è un modello di precisione lungolinea e in diagonale, mentre lo spostamento laterale resta un marchio di fabbrica anche nelle fasi più avanzate della carriera. Sul cemento, superficie che ne esalta i tempi di reazione, ha raccolto alcune delle sue imprese più nette, ma la sua adattabilità lo ha reso competitivo ovunque.
Il momento
La stagione 2026 lo ha visto alternare lampi di grande livello a qualche battuta d’arresto. A Wimbledon è arrivato fino alla semifinale, dove ha ceduto a Jannik Sinner, dopo aver superato nei turni precedenti avversari come Felix Auger-Aliassime e Alexander Zverev, quest’ultimo battuto nei quarti di Pechino. In autunno il cammino si è fatto più discontinuo, con lo stop contro Hubert Hurkacz a Shanghai e un primo turno complicato agli US Open contro Mariano Navone. L’approdo a Basilea sul veloce indoor rappresenta un’occasione per ritrovare continuità in un finale di stagione in cui la gestione delle energie diventa decisiva.